Vogliamo iniziare il nuovo anno con una ventata di positività e lo facciamo parlando di felicità con la sociologa e coach professionista Marcolina Sguotti, che con il suo libro Allena la felicità, ci spiega proprio come esercitarci per raggiungere i nostri obiettivi. Con lei abbiamo approfondito anche l’impatto del lockdown sulle nostre vite, sulle nostre relazioni e cosa fare per cominciare il 2021 nel migliore dei modi.

Marcolina tu ti definisci una ricercatrice ed esploratrice del benessere, hai insegnato sociologia all’Università Iulm di Milano e dal 2007 sei una coach e trainer professionista. Come è nata questa volontà di focalizzarti nel voler aiutare gli altri a ritrovare la propria fiducia e la strada verso la propria felicità? Che definizione dai tu alla parola felicità?

Penso di avere una tendenza innata ad affrontare la vita con entusiasmo e fiducia e fin dai primi anni di lavoro (insegnavo sociologia all’università di Milano) mi sono accorta che gli studenti rinunciavano alle ore libere per ripetere la lezione che facevano con me perché mi dicevano che trasmettevo loro positività. Addirittura mi è successo che un amico a cui avevo regalato la mia tesi di laurea, l’avesse fatta leggere alla sorella e questa ne aveva tratto la forza per guarire da un grave disturbo alimentare. Quando ho scoperto ‘casualmente’ che esisteva la figura professionale del ‘coach’ avevo 25 anni e da quel momento ho cominciato a studiare, ad approfondire tutti gli argomenti e le tematiche inerenti allo sviluppo personale, partecipando alle prime conferenze nazionali delle associazioni di coaching in Italia. Sentivo che si trattava della mia vocazione ma non era facile da trasformare in unica fonte di reddito, e ritengo che non lo sia tutt’ora.

Ad un certo punto il mio sogno si è trasformato in realtà e da quel momento sono centinaia i clienti di coaching che ho seguito e migliaia quello che hanno partecipato a corsi con tematiche partorite dalla mia creatività. Alcuni di questi corsi avevano come argomento la felicità e la definizione che ne ho dato è la seguente: ‘la felicità è la gioia che proviamo quando stiamo dando il massimo per raggiungere il nostro pieno potenziale e quando ci dedichiamo ad attività che per noi hanno un profondo significato’. La definizione che più si avvicina a questa è quella che ne dava Aristotele con il termine eudaimonia che significa ‘prosperità dell’uomo’.

Nella tua carriera di coach e trainer, quali barriere o blocchi personali hai riscontrato più spesso nelle persone come limiti al raggiungimento della propria felicità? Perché è considerata così inafferrabile?

I blocchi interiori che impediscono alle persone di sperimentare la felicità sono davvero molteplici, non basterebbe una settimana per elencarli tutti, forse un minimo comune denominatore sta nella mancata accettazione (che diventa lotta, vittimismo, rabbia) nei confronti degli eventi spiacevoli della vita.

Se perdiamo una persona cara, se veniamo lasciati da un grande amore, se facciamo un incidente, se perdiamo il lavoro, se veniamo bloccati in casa da una pandemia… possiamo reagire rifiutando quello che accade e quindi arrabbiarci o deprimerci, perdendo la serenità e la salute, o cercando di trasformarlo con creatività in qualcosa di buono. Studiando le biografie dei personaggi eccezionali, di quelli che lasciano il segno nella storia e nei cuori, mi sono accorta che ciò che hanno in comune è aver affrontato delle esistenze molto difficili, con difficoltà di ogni tipo.

Il paradosso della felicità sta nel fatto che ci allontaniamo da lei quanto più ci mettiamo ad inseguire i piaceri della vita, mentre siamo in grado di sperimentarla dopo aver scelto di abbracciare e affrontare le prove più difficili.

In qualità di sociologa pensi che la società, i media e soprattutto i social, vadano a influenzare le nostre scelte di vita, verso più un apparire esteriore che una vera ricerca interiore di ciò che ci fa stare bene?

I social sono stati progettati per innescare in noi meccanismi di dipendenza di vario tipo, sottraendoci infinite risorse di tempo, disponibilità mentale ed emotiva per i nostri familiari ed amici, per il nostro lavoro e perfino di creatività, perché il quantitativo di informazioni che ingurgitiamo ad ogni scrollata è in grado di crearci un sovraccarico cognitivo che inibisce la creatività, la chiarezza di pensiero e genera invece malumore, irritabilità, ansia, insonnia confusione, frustrazione e dimenticanze, per citare solo quelli più frequenti.

Come intuibile, basterebbe questo ad aggravare la qualità della vita e le capacità decisionali di una persona. Se poi a ciò aggiungiamo che l’accentuata propensione dei social a focalizzarsi sull’esteriorità porta a considerare il corpo come misura del valore di sé e a ricercare  un modello di bellezza che non esiste, con il rischio ben radicato di sacrificare la propria unicità e la propria bellezza interiore, capiamo come sia davvero arduo essere veramente felici per le persone che ne sono frequentatori assidui.

Nel tuo libro “Allena la felicità” proponi 25 ispirAzioni da compiere per raggiungere l’obiettivo più importante della vita, e sono dei veri e propri esercizi da fare. Come per il training fisico, uno degli aspetti più difficili, è la costanza, ovvero praticare affinché diventi un’abitudine. Puoi dare qualche consiglio ai lettori, su come far sì che i vari esercizi non siano fini a se stessi ma dei tasselli, che giorno dopo giorno, ci portano su un cammino di benessere duraturo e spiegare perché trasformare le nostre abitudini è così importante?

Il filo conduttore delle abitudini che ci rendono più felici è quello di puntare sempre al meglio, a migliorare le performance giorno dopo giorno. Non ci deve interessare il risultato, quello viene di conseguenza, ma anche se non dovesse arrivare, ci sentiamo bene con noi stessi perché puntiamo a migliorare ogni giorno la qualità di tutto ciò in cui ci impegniamo.

Molto spesso, al contrario, affrontiamo i nostri compiti quotidiani puntando al minimo: ad esempio, andiamo a lavorare con il semplice obiettivo di compiere il nostro dovere e di portare a casa lo stipendio a fine mese e non a diventare i migliori nel nostro campo! Cuciniamo con l’obiettivo di nutrirci e non di migliorare le nostre capacità culinarie, di cucinare piatti più buoni o più sani, in grado di migliorare le performance mentali e fisiche.

L’abitudine più importante per rendere interessante la nostra vita e goderci al massimo la quotidianità consiste nel focalizzarci sulla nostra performance, puntando a migliorarla giorno dopo giorno, e questo è in grado di regalarci un rinnovato entusiasmo. Possiamo inventarci delle piccole sfide su ogni attività che svolgiamo, anche quelle più ripetitive e avere così infinite possibilità di miglioramento. Come abbiamo detto prima, la felicità è il dono destinato a chi fa fatica, a chi arriva a casa stanco la sera ma sente che si è impegnato per dare il massimo e in questo modo si è goduto ogni istante.

In questi mesi di lockdown e restrizioni, molti di noi hanno passato momenti complessi non solo a livello lavorativo ma anche a livello personale, tra le 25 ispirAzioni, ce ne puoi svelare una che, secondo te, può esserci maggiormente utile per ritrovare la fiducia in noi stessi?

Scorrendo i titoli delle 25 ispirAzioni, ciascuno può vedere che ognuna di esse può essere utile ad affrontare meglio la vita in generale, compresi i momenti di difficoltà. Ho intervistato centinaia di persone in questi mesi per capire il diverso approccio nei confronti del lockdown, ho saputo di molte persone che hanno peggiorato il loro stato mentale e altri che invece hanno saputo approfittarne per trasformare le proprie vite, magari utilizzando il tempo libero che si è venuto a creare per studiare e intraprendere una nuova professione, più consona alle proprie esigenze.

Come sostenuto in modo chiaro anche in “Allena la felicità”, non è determinante ciò che accade ma come noi interpretiamo ciò che accade, il significato che diamo agli eventi. Anche il lockdown può essere occasione di cambiamento positivo e di rinascita (personale e/o professionale), e quindi la risorsa e l’ispirAzione che ci può essere particolarmente utile è la numero 9, quella della creatività, e un modo molto concreto per per farla emergere è creare spazi di pensiero, di riflessione, anche di vuoto, ad esempio spegnendo cellulare/tv/pc.

A proposito di fiducia, sei la fondatrice di una bellissima associazione che si chiama Il talento delle donne, rivolta principalmente al pubblico femminile e ai giovani. Per chi ancora non la conoscesse, ce ne puoi parlare?

Aiutare le persone a riconoscere la propria bellezza, la propria unicità, i propri talenti è per me una missione di vita ed è per questo che mi sono focalizzata su donne e giovani per portare avanti numerose iniziative mirate a far emergere le risorse di chi – per inesperienza o per mancanza di autostima – fa fatica a credere nella potenza e nella forza dei propri sogni. Per chi fosse interessato, può trovare info o contattarmi sul mio sito Marcolina Sguotti.

Tu offri anche consulenza per ciò che riguarda amore e relazioni. Quest’anno la convivenza forzata ha messo fine a numerosissime relazioni e matrimoni. Come te lo spieghi? Perché il tempo in più a disposizione non è stato un pro utile a far crescere la coppia ma è stato invece il contro che l’ha fatta naufragare?

La convivenza forzata indotta dal lockdown in sé potrebbe rappresentare una magnifica opportunità per rinsaldare le relazioni di coppia e i rapporti con i figli. Quando mai ci siamo dati l’opportunità di stare 24 ore su 24 per settimane intere con le persone che più amiamo? Quando si coglie il valore di questo tempo prezioso per riscoprire e migliorare le nostre relazioni più importanti, si hanno dei benefici enormi e si pongono delle basi solide per la nostra felicità futura che, come numerose ricerche hanno individuato, è direttamente proporzionale alla qualità delle nostre relazioni.

Il problema sta nel fatto che l’altro fa emergere le nostre fragilità, a volte in maniera impietosa, e se non capiamo che non ne è il diretto responsabile ma solo la cartina di tornasole, scarichiamo su di lui le responsabilità del nostro dolore, della nostra rabbia, delle nostre insicurezze. Lo riteniamo responsabile della nostra infelicità, mentre al contrario è la persona che ci indica con chiarezza che abbiamo delle ferite che meritano la nostra attenzione e di cui ci dobbiamo far carico.

Se io ho un forte dolore sul braccio sinistro e tu mi vieni addosso accidentalmente e mi urti proprio in quel punto, posso provare un dolore che mi fa vedere le stelle e mi posso arrabbiare tantissimo. Se ho maggiore consapevolezza, invece, provo dolore lo stesso ma capisco che quel dolore non è stato provocato dal tuo urto, ma dalla mia precedente ferita, e so che devo stare attenta in modo da farla guarire il più in fretta possibile. In questo modo, potrò essere urtata da chiunque senza aver nessun problema se non un fastidio sopportabilissimo, che passa in un attimo.

Le ferite dell’anima, non essendo visibili, si possono rivelare solo grazie alle nostre relazioni più strette e importanti, e dobbiamo affrontarle con la consapevolezza che non solo esse non sono responsabili del dolore che proviamo ma, anzi, ci possono aiutare a capire ciò su cui dobbiamo lavorare per sviluppare la nostra forza emotiva.

Il 2020 è terminato, quali consigli ci puoi dare per iniziare in maniera più positiva e felice questo 2021?

Non sappiamo in realtà per quanto tempo ancora questa pandemia avrà un impatto sulle nostre vite, ma abbiamo una certezza: che i cambiamenti che ne sono derivati ci hanno fatto comprendere l’importanza di tante piccole cose che davamo per scontate.

Abbiamo capito l’importanza di eliminare il superfluo, la preziosità del tempo trascorso in famiglia (anche e soprattutto per chi non ce l’ha o ce l’ha lontana!), la possibilità di avere orari e uno stile di vita finalmente a misura d’uomo. Portiamoci tutto questo nel 2021, per vivere un anno all’insegna del minimalismo dal punto di vista social e materiale e del massimalismo dal punto di vista della gratitudine (se stiamo affrontando il 2021 siamo tra i sopravissuti!) e della creatività, ovvero la capacità di reinventarci una vita più su misura delle nostre esigenze emotive ed affettive.

Quali sono invece i corsi, gli eventi e i programmi che hai tu per il prossimo anno?

Proprio in linea con le esigenze che tante persone stanno affrontando a causa dei cambiamenti e dei problemi che hanno dovuto affrontare per l’impatto del coronavirus sulle nostre vite, ho pensato ad un percorso di Life Design, un modello innovativo per la consulenza nell’ambito dell’orientamento alla carriera che si fa in gruppo (in questo caso sarà un gruppo online) e che permette di attraversare momenti difficili e di transizione trovando soluzioni innovative per la realizzazione dei propri obiettivi personali e professionali.

La peculiarità del Life Design è proprio quello di realizzare un progetto di vita che non si limiti a ideare possibili sbocchi lavorativi ma che integri in maniera armonica il lavoro con il proprio contesto di vita, i valori personali, le aspettative, i desideri e i molteplici ruoli ricoperti. Prendendo ispirazione dalla capacità di creare e sperimentare che da sempre guida i designer, impareremo a vincere le nostre paure e i nostri blocchi interiori per costruire un’esistenza in cui esprimere al meglio le nostre competenze, i nostri interessi, le nostre qualità distintive.

Si tratta di un approccio estremamente efficace perché applicabile a molteplici contesti, indipendentemente dall’età o dalla situazione specifica in cui ci troviamo.

Domanda di rito che conclude tutte le nostre interviste, qual è il mantra nella vita di Marcolina Sguotti?

Il mantra di vita che ho fatto mio è molto diretto: “Chi non serve, non serve” e con questo intendo cogliere e sottolineare il profondo valore e la bellezza di vivere una vita in cui ci si sente e ci si mette ‘al servizio’ degli altri utilizzando in pienezza i nostri talenti, la nostra umanità, il nostro sorriso, la nostra sensibilità e al contempo l’inutilità di una vita in cui ci si concentra sul proprio ombelico.

Vivere per se stessi rende soli, infelici, tristi, inutili, vivere per donarci ci riempie il cuore di energie inaspettate, di relazioni, di felicità e pienezza.

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