Moltissimi di voi avranno già sentito parlare della mindfulness. Si tratta di un’attitudine basata su alcuni precetti del buddhismo, coltivata attraverso delle meditazioni volte a fare vivere nel qui e ora. Il termine letteralmente significa consapevolezza, prestare attenzione con intenzione al momento presente in maniera non giudicante. Proprio in quest’ultima parte sta la vera finalità di questa pratica, l’essenza del giudicare ma solo del vivere nel qui e ora porterebbe all’assenza di sofferenza inutile, causata la maggior parte delle volte dal nostro rimuginare e immaginare sopra le cose e i fatti che abbiamo vissuto. 

Praticare la mindfulness ci porterebbe quindi a una  stato di equilibrio e percezione soggettiva di benessere, grazie a una conoscenza profonda degli stati e dei processi mentali. Ma com’è nata questa pratica e dove pone le sue radici? 

Le origini della mindfulness

Per quanto si rifaccia a dei precetti del buddhismo, in realtà nella pratica della mindfulness si riscontrano insegnamenti che vanno dal confucianesimo all’ebraismo. Ma è proprio nella pratica meditativa del Buddha che si colgono i fattori mentali che stanno alla base delle mindfulness, come fiducia, attenzione, consapevolezza. La parola mindfulness si traduce dal sanscrito sati, termini difficilmente traducibile nella nostra lingua poichè indicherebbe la memoria del presente ed è una facoltà che se coltivata, porterebbe alla riduzione delle sofferenze umane connesse a una percezione erronea dell’io. Una volta superata questa percezione, si arriverebbe ad acquisire un benessere psicologico duraturo. Per arrivare a ciò, l’individuo dovrebbe optare per un cambiamento non esterno ma interno, a livello emotivo e cognitivo. 

Gli insegnamenti che oggi vanno sotto il nome di mindfulness si possono ricondurre agli studi di un professore e biologo dell’Università del Massachussets, Jon Kabat-Zinn, che ha introdotto alla fine degli anni ‘70, la meditazione consapevole nei processi clinici. Con la messa a punto del programma MBSR, si va a porre in relazione il binomio mente-corpo, pensieri-salute. I successi ottenuti dal programma, hanno poi aperto la strada allo studio di come la mindfulness fosse utile anche in altri tipi di pazienti, come le donne in gravidanza o i bambini che soffrono di obesità. Non sorprende quindi che la mindfulness sia stata ripresa anche dalla neuroscienze, per indagare in maniera più approfondita proprio il collegamento tra mente e corpo, e gli effetti che la prima ha sul secondo. 

Da qui la meditazione mindfulness si è scoperto poter attivare le aree centrali del cervello adibite alle capacità di allerta ed esecutive e il praticarla con costanza, produrrebbe cambiamenti duraturi proprio nel cervello a livello funzionale. 

L’utilità del vivere nel presente

Nella nostra quotidianità, ci aiuterebbe quindi a vivere una vita più tranquilla e allontanare il troppo stress che ci affligge e che potrebbe avere effetti sulla nostra salute. Se vuoi iniziare anche tu con questa pratica, ti consigliamo 3 esercizi mindfulness per poter cominciare anche tu il tuo cambiamento per vivere nel qui e ora. 

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