Paola Gianotti è una donna unica, anzi da record. Con la sua bici ha percorso tantissimi km, tanti da circumnavigare il globo terrestre, cosa per la quale ha ottenuto un Guinness World Record. E le sue imprese non si sono concluse lì. La conosciamo meglio in questa intervista, in cui ci racconta come si affrontano gli imprevisti, cosa significa lavorare in team e della forza che non ti fa arrendere mai.

Paola, tu sei una di quelle persone che non hanno bisogno di essere presentate al grande pubblico: atleta, speaker motivazionale e con ben 3 guinness world record per aver circumnavigato il globo con la tua bici. A parte tutte queste bellissime cose, più nell’ambito personale chi è Paola Gianotti?

Paola è un vulcano allegro e sorridente in continua evoluzione, una donna felice e realizzata con migliaia di sogni nel cassetto pronti per essere realizzati.

Tu sei una di quelle persone che da un evento negativo (la chiusura della tua azienda nel 2012) per molti considerato un punto fine, ne hai fatto invece un inizio da cui reinventarti e ripartire. Ci racconti come è andata e soprattutto dove hai trovato forza e determinazione per farlo? Che consiglio daresti per ripartire a chi sta vivendo o ha vissuto una situazione come la tua?

Mi sono trovata ad un certo punto della mia vita in cui non avevo più alcuna certezza. Non sapevo dove potevo andare. Avevo appena chiuso la mia società in cui credevo molto e a cui avevo dedicato tantissime energie, tempo e soldi e l’avevo dovuta miseramente chiudere..

E lì, in uno dei momenti più difficili della vita, mi sono guardata dentro e mi sono chiesta chi volevo essere. Chi era Paola. E cosa avrei voluto ottenere dalla mia vita.

E mi sono resa conto che lo sport e il viaggio avevano sempre rappresentato tutto nella mia vita. Che fin da bambina avrei voluto fare dello sport la mia vita. Ma era sempre stato tutto recluso solo alla passione perché sembrava impossibile trasformalo in lavoro.

E nel momento di maggiore incertezza sapevo che era ora di diventare la Paola che volevo. La Paola con gli occhi che brillavano. La Paola che poteva emozionare gli altri. La Paola che sfidava se stessa.

Il mio consiglio è di capire sempre cosa si vuole fare nella vita. Ne abbiamo solo una e non possiamo in nessun modo sprecarla facendo una vita che non ci appartiene. Ma soprattutto ho imparato che ogni stop è sempre e solo un nuovo start. E che ogni esperienza che viviamo ha sempre un significato e fa parte di un progetto più grande di noi che si chiama vita.

Tu hai stabilito un Guinness World Record nel 2014 circumnavigando il globo in bici, quasi 30 mila km in 144 giorni, un’impresa stratosferica. Hai dichiarato che hai realizzato il tuo sogno da bambina, ma da adulta, quando ti è venuta l’idea di tirare fuori dal cassetto questo sogno per renderlo realtà e soprattutto quando hai capito che era il momento giusto per provarci?

In realtà non era un mio sogno da bambina. Non l’avevo mai pensato fino a quando ho chiuso la mia azienda. Avevo sempre sognato di trasformare lo sport nel mio lavoro, questo si.

Ho capito che era il momento giusto per provarci quando ho chiuso l’azienda perché mi sono resa conto che di fronte a me potevano esserci solo due strade: la prima era quella di ritornare su una strada che sembrava predefinita e probabilmente tornare a lavorare in un’azienda e la seconda era quella di tentare di trasformare le mie passioni più grandi nel mio lavoro: fare il giro del mondo in bici era la coniugazione perfetta per unire il viaggio e lo sport.

Domanda da un milione di dollari: tu hai fatto qualcosa di incredibile e che forse ha in sé un pizzico di pazzia. Come tutte le cose “eccezionali”, immaginiamo che ci sia stato qualcuno che quando gli hai raccontato di questo tuo progetto e che volevi davvero farlo, abbia storto il naso, non ci abbia creduto o peggio ancora, ti abbia demotivato. Come hai affrontato la cosa? Il fatto di essere donna, ha influito in qualche modo sui giudizi che venivano espressi?

Quando ho detto ai miei genitori che volevo fare il giro del mondo in bici per poco non svengono (e come non capirli..). In pochissimi credevano nel mio progetto ma io sono andata avanti per la mia strada senza pensare a cosa potevano pensare gli altri.

Il fatto di essere donna non ha influito sui giudizi. Qualcuno mi esprimeva le sue perplessità in modo ancora più forte ma in realtà tra tutti i miei amici uomini con cui pedalo so benissimo che nessuno prenderebbe la bici per fare il giro del mondo quindi le perplessità erano giustificate 😊

Durante il tuo viaggio, hai avuto purtroppo un incidente che ti ha costretta a sospendere il giro per circa 2 mesi. Questa è l’ennesima metafora, che ti fa capire che nella vita a volte, non tutto va come pianificato. Sia a livello atletico, sia a livello personale, come hai vissuto questo momento?

E’ stato un momento difficilissimo. Il più difficile in assoluto. Non ci volevo credere. Non potevo capacitarmi di quell’incidente. Non potevo credere che un ragazzo al cellulare mi aveva investita rompendomi la quinta vertebra cervicale.

A livello atletico subire uno stop così forte dopo aver percorso 15.000km è durissimo. Ma a livello mentale e personale ancora più duro. Ma dopo i primi giorni di crisi totale ho deciso che nessuno avrebbe interrotto il mio sogno e che sarei guarita e ripartita. E così ho fatto.

Una volta tornata a casa, cosa ti sei portata nella vita di tutti i giorni di quello che hai vissuto durante il tuo giro nel mondo?

Mi sono portata a casa un’esperienza sociale, culturale e umana immensa. Ho capito che se crediamo veramente in qualcosa non ci sono obiettivi impossibili e che i nostri limiti sono solo sempre mentali.

Oggi so che se non raggiungo un obiettivo è principalmente per causa mia.

Anche in questo caso, aver ottenuto un GWR per molti sarebbe stato un punto di arrivo e un ottimo traguardo raggiunto. Tu invece non ti sei fermata, sono seguiti la Red Bull Transiberian Experience, hai attraversato la Russia come unica donna nella competizione, la Bike The Nobel da Milano a Oslo, un altro GWR 48 stati in 43 giorni, e la traversata del Giappone altro GWR. Cosa si prova e soprattutto cosa ti motiva a continuare e a metterti in gioco sempre di più?

Non ci si può fermare quando si trasforma la propria vita in un sogno. E io così ho fatto.

Ogni sfida è diversa e ha motivazioni diverse. E’ una continua evoluzione. Prima pensavo principalmente ai record, oggi penso a cambiare la ciclabilità in Italia. Il tutto sempre attraverso la mia immensa passione per la bici.

C’è stato un momento in queste esperienze in cui a seguito di un imprevisto, di un infortunio, di condizioni climatiche avverse che quindi non dipendevano direttamente da te e che non potevi controllare, hai pensato di mollare? Se sì, come hai superato quel momento?

Non ho mai pensato di mollare. Avevo paura di non riuscire a battere il record ma non ho mai pensato di mollare. Mai. E in ogni momento di difficoltà cercavo di micro frazionare gli obiettivi e inventarmi dei giochi mentali.

Mi sono resa conto che il continuare a immaginarmi il traguardo mi aiutava molto.

Tu dopo il tuo primo GWR hai scritto un libro Sognando l’infinito dove hai messo per iscritto tutta la tua avventura. Con Alessandra Perotti, abbiamo parlato di come la scrittura possa essere terapeutica, tu come hai vissuto proprio il fatto di dover rivivere quei momenti e metterli per iscritto? Ti è servito magari a metabolizzare o a riflettere maggiormente su alcuni episodi che ti erano accaduti?

E’ stato bellissimo scrivere il primo libro e ora ho appena concluso la bozza del secondo e ne ho iniziato un terzo. Mi è servito a metabolizzare tutto il giro e ancora oggi rispondendo alle tue domande continuo a farlo.

Tra un Guinness e l’altro trovi anche il tempo di fare da consulente trasformando il tuo vissuto in tematiche aziendali. Tu hai pedalato da sola ma eri supportata da un team, quali sono quindi le maggiori difficoltà che riscontri a livello aziendale proprio nel riuscire a coordinare più persone? Noti delle differenza tra team sportivi e team aziendali?

La gestione del team è stato uno dei punti più difficili ma anche più belli. Su quella bici ero da sola a pedalare ma virtualmente eravamo tutti insieme a pedalare verso l’obiettivo.

Ho imparato l’importante di continuare a trasmettere motivazione e passione ai ragazzi, a dare ruoli precisi e specifici, a continuare a ringraziare per il loro operato. Ho imparato che le grandi imprese si fanno solo con i grandi team e che senza di loro sarebbe stata durissima arrivare al traguardo.

Credo che in ogni team vigano le stesse regole. Che siano aziendali o sportivi. La gestione di un gruppo ha dinamiche precise che devono essere rispettate per lavorare in armonia ed essere proiettati verso lo stesso obiettivo.

L’altro punto fondamentale è la gestione del cambiamento. Perché pensi che le persone associno la parola cambiamento a sentimenti negativi, invece che vederlo come una nuova opportunità?

Perché il cambiamento fa paura. Noi siamo abituati a vivere nella nostra zona di confort dove sappiamo tutto quello che succederà. Cambiare vuol dire mettersi in gioco e uscire da ciò che conosciamo. Il cambiamento spaventa perché molto spesso affrontato senza gli strumenti giusti. Io nonostante abbia rivoluzionato la mia vita con un’impresa eccezionale ho capito quanto siano importanti i micro cambiamenti. Sono quelli che ti portano a raggiungere i risultati che vuoi.

Quest’ anno mi sono data un’altra grande sfida: 12 cambiamenti per 12 mesi. Sono 12 piccoli e grandi routine che voglio modificare da tempo ma non l’ho mai fatto. A febbraio ho il cambiamento più difficile: svegliarmi alle 5.30 tutte le mattine.

 Il 2020 è iniziato da poco, ma siamo curiosi di sapere una cosa: quali imprese stai già programmando? Qualcosa entro l’anno?

Per il terzo anno consecutivo precorrerò tutte le tappe del Giro d’Italia un giorno prima dei professionisti per portare avanti la campagna sul rispetto del ciclista sulla strada. 3.000km sulle nostre strade coinvolgendo comuni, associazioni e scuole per cambiare la cultura del rispetto ad oggi purtroppo non ancora presente in Italia.

Il mantra nella vita di Paola Gianotti?

Mira alle stelle. Al massimo atterrerai sulla luna.

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1 commento

  1. Conosco Paola da 2 anni sono diventata la nuova “mamma”di Lilly la sua cagnolona… Cosa dire é una persona che nella sua semplicità è semplicemente stupefacente… Non puoi non innamorati di “Paola” … Lei è unica e speciale…

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