In questa intervista abbiamo avuto il piacere di fare 4 chiacchiere con Gianluca Gotto, fondatore di Mangiviviviaggia, un sito nel quale Gianluca racconta i suoi viaggi in giro per il mondo. Lui qualche anno fa ha deciso di lasciare l’Italia e un lavoro che non lo soddisfava, per partire e cambiare completamente vita. Ce l’ha fatta e qui ci dà qualche consiglio su come trovare la propria felicità.

Gianluca tu gestisci il sito Mangiaviviviaggia in cui “descrivi la bellezza che abbiamo intorno”, dai consigli non solo sui viaggi ma anche sulla crescita personale e racconti storie di persone che come te, hanno letteralmente cambiato vita. Per chi ancora non ti conoscesse, ci racconti un po’ la tua storia?

Sono nato nel 1990 a Torino, ma questo cosa dice davvero di me? Ben poco. Sono convinto che non siano le etichette che altri ci hanno attaccato a definirci, ma quello che ci rende felici. Quindi preferisco rispondere così: amo la mia compagna Claudia, i libri, la musica, il meraviglioso pianeta su cui viviamo, la cucina thailandese e tanto altro.

Riassumendo brevemente il mio percorso, dopo aver lasciato l’Università mi sono trasferito a vivere e lavorare prima in Australia e poi in Canada. Poi sono diventato un nomade digitale e per diversi anni mi sono mantenuto scrivendo articoli per siti web mentre giravo per l’Asia. Nel 2016 io e Claudia abbiamo aperto il blog “Mangia Vivi Viaggia” e oggi sono anche uno scrittore: nel 2018 ho pubblicato il libro autobiografico Le coordinate della felicità e nel 2019 il romanzo Come una notte a Bali.

Ormai sono 8 anni che tu fai questa nuova vita da nomade digitale, quindi abbastanza per fare delle valutazioni. Come ti senti cambiato, rispetto al Gianluca di 8 anni fa? Cosa pensi che tu possa aver imparato o guadagnato rispetto a se avessi continuato a fare la tua ordinaria vita a Torino?

Sono cambiate moltissime cose nella mia vita ma il cambiamento più grande è avvenuto dentro. Sicuramente oggi sono molto più consapevole di me stesso e delle scelte che prendo. Ho smesso di nascondermi dietro a maschere e strati di apparenze, ho imparato ad amare chi sono nel profondo e non ho paura del giudizio altrui. Ho imparato a fidarmi di me stesso. Questi aspetti hanno cambiato tutto: mi ha permesso di godermi molto di più la vita, i viaggi, le relazioni, il lavoro e via discorrendo.

Se non fossi mai partito non avrei raggiunto questa consapevolezza, che sicuramente riguarda ciò che abbiamo dentro ma che spesso si innesca solo attraverso le esperienze nel mondo esterno, specialmente quelle che ti portano fuori dalla tua comfort zone.

Perché secondo te, le persone hanno un approccio tendenzialmente negativo a ciò che riguarda la parola cambiamento? Cosa spaventa di più?

La verità è che cambiare è difficile. Moltissimi si aggrappano alla scusa dei soldi quando l’elemento chiave per cambiare è il coraggio. E quello non lo puoi comprare, puoi solo svilupparlo. Viaggiando ho conosciuto molte persone che a un certo punto hanno deciso di stravolgere la loro vita e così hanno trovato la loro realizzazione personale. Beh, nessuna di loro era molto ricca materialmente, ma ognuna di loro aveva un gran coraggio e una voglia smisurata di costruirsi una vita felice.

Cambiare fa paura perché è difficile e purtroppo nel nostro paese c’è una mentalità molto diffusa che potrei riassumere così: “Se è difficile, preferisco autoconvincermi che sia impossibile. E se qualcuno ci riesce è sicuramente perché è più ricco, fortunato, bello, predisposto di me, mai perché sia stato più determinato”.

Quali sono secondo te le domande che una persona si dovrebbe fare per capire se è veramente felice?

Ce ne sono molte, ma queste secondo me vanno bene per chiunque:

  • Se dovessi morire domani, quanti rimpianti avresti?
  • Quanta distanza c’è tra quello che sognavi di diventare da adolescente e ciò che sei diventato?
  • Se potessi ricominciare da capo, cosa terresti della vita che stai vivendo ora?
  • Immagina questo scenario: tra un anno la tua vita sarà identica a quella che hai ora. Come ti fa sentire?
  • Tra 20 anni, che ricordi vorrai avere di questa fase della tua vita?

Molto spesso ci viene insegnato a fare la cosa giusta invece di fare la cosa che ci rende felice, basti pensare a quante volte diciamo di sì, anche quando vorremmo dire di no. Cosa possiamo fare per imparare a fare questo switch, ovvero fare prima le cose che ci rendono felici invece che farle solo perché sono giuste?

Mettere sempre in dubbio tutto e non dare mai nulla per scontato. È questa la consapevolezza di cui parlavo in precedenza. Un buon metodo consiste nel chiedersi sempre “perché?”. Perché non sono felice? Perché sto mangiando la carne? Perché sto frequentando l’università? Perché vivo in questa città? Perché svolgo questo lavoro? Perché frequento questa gente? Come fanno i bambini, che sono grandi maestri di vita con la loro innocenza e semplicità. Chiedersi sempre “perché?” è fondamentale e se non si trova la risposta, o quella risposta non ci piace, probabilmente è necessario un cambiamento.

Qual è il primo consiglio che daresti a una persona che ha capito di non essere felice, ha capito che ha bisogno di un cambiamento ma gli manca quel pizzico di coraggio per ripartire da zero?

Per esperienza diretta posso dire che la maggior parte delle persone che vuole cambiare vita non sa cosa vorrebbe fare. Questo è il primo, enorme problema. La confusione è nemica della felicità e genera ansia e paura. Se vuoi cambiare rotta, assicurati di sapere che direzione vuoi prendere e perché. Così puoi anche iniziare a pianificare e organizzarti e quindi scacciare ulteriormente certi timori.

Se hai già tutto chiaro in mente ma non hai il coraggio, ho queste semplici parole per te: domani il sole sorgerà lo stesso. È incredibile quante persone siano completamente bloccate dalla paura di fallire, ma è bene ricordarsi sempre che fallire non è la fine del mondo. Si sbaglia, si impara, ci si rialza e si riparte con molta più consapevolezza di prima.

Il sole domani sorge lo stesso, anche se hai fallito. La vita va avanti. L’unico vero fallimento è non provarci mai.

Uno dei tuoi libri si intitola Le coordinate della felicità, quali sono le tue personali coordinate della felicità e quando hai capito di averle trovate?

L’amore per se stessi, l’amore per gli altri e l’amore per il mondo: queste sono le coordinate della mia felicità. Le ho trovate viaggiando, dentro e fuori di me. Non in un momento specifico ma nel corso degli anni. Oggi so che l’Amore è l’unica scelta sempre corretta, l’unica risposta giusta a ogni domanda, l’unica certezza in ogni situazione.

Per chi per un motivo o per l’altro, non può partire o fare in questo momento il cambiamento che desidera, come può trovare la felicità nella quotidianità che vive?

Cambiando le abitudini. La felicità o l’infelicità di una persona è quasi sempre dettata da buone o cattive abitudini. Molti mi dicono che vorrebbero cambiare ma non possono. Io sono convinto che cambiare sia sempre possibile ma se proprio non lo fosse, allora il mio suggerimento è di rendere il più felice possibile la propria condizione di vita. Ci si riesce stravolgendo abitudini negative e radicate nel tempo. Ad esempio, ogni mattina e ogni sera scrivi su una pagina tutto quello che ti passa per la testa. È molto importante per scacciare la confusione, incompatibile con una vita serena.

Leggi di più. E non dire che non hai tempo, perché il tempo c’è. Lo sai che ti bastano 30 minuti al giorno per leggere tra i 20 e i 26 libri all’anno? In un paese come il nostro, dove più del 50% della popolazione legge meno di un libro all’anno, significa trovare opportunità che nessuno vede. E poi leggere è una forma di viaggio primordiale e ti rende libero. Se vuoi cambiare vita e non stai leggendo almeno un libro al mese, inizia da questa nuova abitudine.

Oppure coltiva un hobby, rimettiti in forma, dedicati a un progetto: un’attività intensa è uno straordinario esercizio di mindfulness per scacciare pensieri negativi e immergersi nel “qui e ora”.

Tu hai viaggiato tanto, cosa significa per te viaggiare?

Pura esplorazione, del mondo, delle persone e di se stessi. Viaggiare significa immergersi completamente in una realtà nuova e osservarla con occhi curiosi ma sempre rispettosi. Non aver paura del diverso e dell’ignoto, ma volerlo scoprire. Per questo motivo, si può viaggiare andando lontani ma anche nella vita di ogni giorno.

Proprio viaggiando ti sei confrontato con diverse culture, c’è un insegnamento, un uso o un’abitudine che ti ha particolarmente colpito e che hai fatto tuo?

Amo il modo in cui molti orientali riescono a trovare un significato positivo anche negli avvenimenti tragici della vita. Noi tendiamo a lamentarci e abbatterci con grande facilità, in Asia ho notato che le persone hanno una visione molto più ampia delle cose della vita. Si concedono più tempo per giudicare ciò che gli succede e vivono le difficoltà come opportunità per migliorare la propria condizione.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Non faccio grandi progetti per il futuro, vivo nel presente, seguo il mio cuore, viaggio e scrivo.

Il tuo mantra nella vita di Gianluca Gotto?

La vita non va spiegata, va vissuta.

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