Abbiamo avuto il piacere di intervistare Paolo Borzacchiello, Co-fondatore di HCE University, speaker, consulente di comunicazione e scrittore di best seller. Ci ha raccontato del suo amore per le parole, come sono nati i suoi due ultimi romanzi La parola magica e il Super Senso e della sua mission personale di diffondere la conoscenza.

Per i pochi che ancora non ti conoscono, chi è Paolo Borzacchiello?

La verità su chi sia Paolo Borzacchiello? Sono ancora in cerca di una risposta. Diciamo che, prima di tutto, sono un innamorato delle parole, un appassionato di tutto quel che riguarda linguaggio e cervello e faccio del mio meglio per aiutare le persone che mi seguono a pensare con la loro testa.

Tra le tante attività che svolgi, tu sei anche un coach. Qual è la tua definizione di coaching?

Per come io intendo il coaching, si tratta di un vero e proprio viaggio dell’eroe, in cui il protagonista, il coachee, l’eroe, compie il suo percorso verso la trasformazione del sé, di qualsiasi cosa si tratti. E’ un viaggio complesso, in cui il coach deve avere la capacità di trasformare se stesso e rivestire molteplici ruoli: l’angelo custode, il mentore, a volte l’insegnante severo. Diciamo che ho una visione molto spirituale e mistica, ben lontana dalla versione che spesso viene offerta al pubblico, una versione a base di gente che salta, che si batte il cinque e cose del genere. Penso al coach come a una guida discreta, che lavora su corpo cervello e spirito, senza eccessivi clamori ma con grande maestria e bravura.

Come sono nati i libri La parola magica e il suo seguito Il Super Senso? Come ti spieghi il grande successo che hanno avuto?

La mia mission personale è “rendere persone e organizzazioni libere attraverso l’uso della conoscenza”. Mi sono reso conto, strada facendo, dopo tanti anni di aula “tecnica” e dopo alcuni successi editoriali sempre “tecnici”, che il mio pubblico sarebbe sempre stato più ristretto di quel che mi sarebbe piaciuto. Soprattutto, la parte di pubblico prevenuta e ostile rispetto a temi come, appunto, comunicazione e coaching, per i motivi di cui ho accennato prima. Così, per gioco, mi sono divertito a scrivere un racconto breve in cui il protagonista spiegasse le sue tecniche al lettore. L’ho pubblicato gratuitamente su Wattpad… e il resto è storia: è stato letto da migliaia di persone, ho ricevuto una proposta da Mondadori… ed eccomi qui.

Perché le parole sono così importanti?

Perché la realtà non esiste. O meglio, esiste solo nella versione che noi ci raccontiamo, attraverso le nostre storie e, appunto, le nostre parole. è una questione puramente neuroscientifica: più parole abbiamo, più il nostro cervello è fisicamente in grado di vedere cose che altri non vedono, di interpretare la realtà in più modi, di avere letteralmente percezioni diverse. Insomma: anche quando non possiamo cambiare le cose, possiamo pur sempre cambiare il modo in cui le descriviamo. Da qui, uno dei miei motti: più parole hai, più libero sei.

Come possiamo sfruttare il potenziale del nostro cervello? Tu per far conoscere questo potenziale hai fondato anche HCE University, ci racconti di questo progetto? 

HCE University nasce dall’insoddisfazione rispetto agli approcci tradizionali, sempre e comunque funzionanti a corrente alternata, e dal desiderio di offrire a chi si occupa di benessere personale, come i coach ad esempio, uno strumento perfetto per potenziare il loro lavoro. Si HCE è la scienza che studia le interazioni umane, comprendendo dunque aspetti che di solito sono ignorati come le variabili ambientali e comportamentali. Non tanto come somma di discipline, ma come variabili che si influenzano a vicenda. Vi faccio un esempio: in HCE studiamo il modo in cui i materiali influenzano il cervello. Un tavolo di vetro, ad esempio, trasmette al cervello senso di fragilità e freddezza. Poi, studiamo il modo in cui le parole influenzano il cervello: ad esempio, usare metafore come “caldo” e “solido” tende a rilassare chi le usa o chi le ascolta. Quindi, connettiamo il tutto: la stessa frase che useremo per il nostro interlocutore di fronte a un tavolo di cristallo sarà diversa da quella che useremo di fronte a un tavolo di legno. Un approccio, evidentemente, rivoluzionario e unico.

Sei molto attivo sui social, LinkedIn, Facebook e soprattutto Instagram, dove spesso posti IG story, scrivi libri e tieni corsi in aula, qual è il mezzo preferito con cui preferisci comunicare e condividere le tue conoscenze?

Ho visto che Instagram mi permette di raggiungere rapidamente un pubblico molto vasto, e quindi ultimamente lavoro molto su quel canale social. Naturalmente, e grazie a un team di collaboratori davvero in gamba, sono poi presente praticamente ovunque. La cosa che lascia soprese molte persone è che nonostante io abbia chi mi aiuta nella gestione social, alle persone che mi scrivono rispondo sempre di persona, perché per me è fondamentale aiutare chiunque io possa.

Il tuo mantra nella vita.

La conoscenza rende liberi.

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