Riprendendo una nota citazione, è quando il talento incontra l’opportunità che il miracolo avviene. Ed è esattamente ciò che è successo a Gilcilene Duarte, brasiliana d’origine ma ormai italianissima, che all’età di 19 anni ha capito che il suo dono era quello di far star bene le persone attraverso i massaggi.

Da allora sono passati un po’ di anni, Gil Duarte si è specializzata nella massoterapia e in particolare nel metodo Mézières-Bertelè e ha continuato nella sua missione di donare benessere attraverso le sue sedute. Non si tratta però di un semplice massaggio, perché attraverso l’ascolto del nostro corpo si va a lavorare anche sulla parte più profonda delle emozioni.

Abbiamo voluto approfondire tutto questo con Gil, che ci ha anche spiegato proprio come possiamo ascoltare il nostro corpo nella frenesia della quotidianità.

Gil tu sei di origine brasiliana e dal 2007 vivi in Italia. Come è nata questa tua passione che ti ha portato ad approfondire le pratiche di massoterapia e le varie tecniche di massaggio fin da giovanissima e cosa ti ha fatto scegliere l’Italia?

Io ho iniziato a lavorare a 19 anni in una clinica in Brasile che all’epoca era della suocera di mia sorella. Allora non avrei voluto fare quel lavoro, ma avevo mia sorella che mi diceva “vieni a lavorare con me così inizi a guadagnare qualcosa”. Così ho fatto, loro mi hanno preparata anche se non avevo studiato e sono rimaste stupite dalla facilità con cui muovevo le mani: praticamente andavano da sole e le mie pazienti stavano bene. Ho iniziato così a lavorare in clinica a tempo pieno. Avevo un’agenda fittissima che non mi permetteva di studiare, al che ho iniziato a stare male fisicamente e così ho deciso di licenziarmi per prendere del tempo per me.

Ero andata via da una settimana, quanto il mio telefono ha cominciato a suonare: erano le mie pazienti che mi cercavano perché non si trovavano bene con la mia sostituta. Ero senza denaro e non potevo permettermi di aprire uno studio o comprare un lettino, ma le mie pazienti pur di ricevere i miei trattamenti, hanno comprato loro stesse dei lettini che tenevano in casa. Ho quindi cominciato a lavorare a domicilio per tutta Belo Horizonte. La città è quasi 3 volte più grande di Milano, quindi uscivo di casa alle 5.30 del mattino per prendere il bus e fare il primo trattamento alle 7.

In quel momento mi sono innamorata del mio lavoro perché ero appagata dal benessere delle mie pazienti e dal legame che si creava con loro. A quel punto pensai che fosse giusto prendere un diploma, ma in quel periodo non esisteva un corso di studio universitario di quel tipo, quindi mia sorella maggiore ha trovato una scuola professionale di massoterapia riconosciuta dal ministero della salute brasiliano. Il corso serale era di 4 anni, così ho cominciato a studiare la sera e durante il giorno continuavo a lavorare. Inoltre cercavo di prendere la patente per smettere di prendere dieci bus al giorno e iniziare a muovermi per la città in auto.

A 21 anni il mio lavoro andava così bene da darmi la possibilità di trasferirmi in centro a Belo Horizonte per stare più vicina alle mie pazienti. A 23 anni mi sono diplomata e così ho cominciato a comprendere quello che facevo alle mie pazienti.

La svolta c’è stata a 27 anni, quando rimasi colpita da una mia cara paziente che durante i trattamenti mi parlava sempre in italiano. Quel suono entrava nelle mie orecchie e mi faceva provare qualcosa di bello. Le ho chiesto di più sull’Italia che lei conosceva bene, perché essendo cardiologa, ci andava spesso per lavoro. Lei mi ha detto che sarebbe stato giusto che io viaggiassi per crescere culturalmente e fare nuove esperienze. Senza farlo apposta avevo un parente in Italia. Ho cominciato ad essere molto stanca del mio lavoro ed avevo la sensazione di dover andare via. Così ho contattato questo mio parente che mi ha offerto un alloggio e mi ha presentato un suo amico fisioterapista per fare uno stage.

Prima di partire ho chiesto se i miei diplomi sarebbero stati validi in Italia e mi era stato detto di sì. Una volta arrivata qui però, ho scoperto che i miei titoli non erano riconosciuti, ma per orgoglio non volevo tornare in Brasile senza aver fatto almeno un’esperienza in Europa. Ero arrivata con l’intenzione di rimanere solo 3 mesi che però adesso sono diventati 13 anni.

Nei primi anni, che sono stati molto difficili, ho dovuto studiare nuovamente tutto per essere in regola e poter lavorare qui. A Bergamo ho preso il diploma biennale di Massoterapista che mi permette di essere una figura sanitaria e poi, non soddisfatta, ho fatto anche un corso triennale del metodo Mèziéres-Bertelé.

Ancora oggi non riesco a capire il perché dell’Italia, so solo che per me è un riscatto di un’altra vita. È molto profondo quello che provo tanto che i miei cari non riescono a comprenderlo fino in fondo. Io so solo che l’Italia fa parte di me e che ancora non ho finito il mio percorso, ma posso dire che dentro ho già una certa nostalgia dell’Italia perché so che prima o poi andrò via.

Tu pratichi la massoterapia, in cosa consiste e cosa la differenzia dalla fisioterapia che noi tutti conosciamo?

Nella mia esperienza, la massoterapia permette di lavorare a 360 gradi usando la tecnica dei massaggi. Tante volte infatti il dolore appare in un punto preciso ma non è lì che è iniziato. La fisioterapia invece è focalizzata solo sul problema e sull’area muscolare coinvolta.

Per esempio un paziente che ha dolore a una spalla, non deve curare direttamente quella spalla, ma ha bisogno di riequilibrare entrambe le spalle per togliere gli scompensi muscolari che si sono creati come meccanismo di difesa della spalla dolorante.

In particolare che cos’è il metodo Mézières-Bertelè in cui sei specializzata?

Il metodo Mézières-Bertelè aiuta a correggere la postura togliendo gli scompensi muscolari e dando maggiore elasticità ai muscoli e alle articolazioni. Il trattamento consiste nel massaggio profondo e in specifiche posture che allungano e distendono le catene muscolari contratte, restituendo elasticità ai muscoli per il recupero della mobilità articolare secondo l’adeguato equilibrio biomeccanico.

Quello che mi ha colpito di più di questo metodo è che andando a trattare il corpo, in realtà stiamo andando a fare un lavoro di “scioglimento” anche sulla nostra parte emozionale che ci porta ad aprirci maggiormente. Ci puoi spiegare nel dettaglio questo effetto?

Nella nostra quotidianità, tante volte non abbiamo tempo di percepire e ascoltare il nostro corpo. I muscoli sono le nostre corazze di difesa. Una volta che inizia questo percorso, fin dalla prima seduta spingo il paziente ad ascoltare il proprio corpo. Molto spesso legato a un dolore c’è sempre un dispiacere, un evento spiacevole o un problema irrisolto. Ogni dolore ha una causa che l’ascolto del proprio corpo può svelare. Ed è inevitabile che una volta emerso il dolore si debba elaborare e curare anche l’emozione ad esso collegata.

Tu dici che dobbiamo “imparare ad ascoltare il nostro corpo perché lui ci parla”, che cosa intendi con questa frase e come possiamo farlo nella vita frenetica di tutti i giorni?

Secondo me la cosa più importante è rispettare i nostri bisogni fondamentali non lasciando che la vita e la quotidianità ci metta in secondo piano. Prima di tutto dobbiamo venire noi stessi e poi tutto il resto. Questo non significa essere egoisti, ma che una volta centrati su di noi possiamo essere in grado di percepire e aiutare chi sta attorno a noi.

Dopo le sedute invito sempre i miei pazienti a prendere del tempo per se stessi. Che sia una passeggiata di 20 minuti, ascoltare un po’ di musica, parlare con una persona cara oppure semplicemente stare per un po’ in silenzio. Ed è in quel momento che il corpo, una volta riequilibrato, ci parla.

Un aspetto da non trascurare oltre alla postura, è la respirazione. Quali sono i benefici di una respirazione diaframmatica rispetto ad una respirazione polmonare fatta con la parte alta del corpo?

Per quanto mi riguarda non esiste un metodo giusto di respirare, sono tutti corretti. Ogni disciplina ha il suo metodo. Nella mia esperienza la respirazione diaframmatica è quella che consente di ossigenare pienamente gli organi riportandoli alla loro sede inducendo una sensazione di liberazione. Quando si riportano gli organi al loro posto diminuisce la pressione sulle pareti del cuore facendo sì che l’angoscia e le ansie diminuiscano rallentando anche il battito cardiaco.

Questo periodo non semplice ha portato molti di noi a lavorare da casa facendoci passare un maggior numero di ore seduti. A questo si aggiungono anche le notizie non positive che hanno caratterizzato l’anno, con il conseguente aumento del livello di stress e di malessere che, come abbiamo detto prima, vanno ad influire ancora di più sulla nostra chiusura. Ci puoi dare qualche consiglio a livello posturale e in generale per essere più fluidi, aumentare la nostra apertura e diminuire la nostra rigidità fisica ed emozionale?

Purtroppo di questi tempi tutto questo stress e malessere è normale. La cosa che io continuo a dire è che l’accettazione della situazione è già un passo in avanti. Dobbiamo vivere questo momento come opportunità di crescita personale in tutti i sensi. Consiglio sempre di non imbruttirsi davanti la scrivania, di crearsi una routine sana e non farsi schiavizzare dallo smart working.

A fine giornata sarebbe meglio fare una passeggiata di almeno 30 minuti scollegandosi completamente dal lavoro e dai social. Durante la giornata lavorativa in casa invece, bisogna alzarsi spesso per riattivare la circolazione e cambiare il focus dello sguardo. Suggerisco anche di fare dello stretching aiutandosi con una delle app o dei videocorsi dei tanti professioni che oggi lavorano nel digitale.

Sempre parlando di benessere, tu hai ideato la tecnica dello Sculplifting, un massaggio facciale che è un po’ più di un semplice massaggio viso…

La mia tecnica dello Sculplifting è la sintesi di 20 anni di esperienza tra l’Italia e il Brasile. Quando si lavora con le mani un bravo professionista deve essere in grado di riconoscere al tatto lo stato di salute della pelle. Questo va oltre l’estetica perché lo Sculplifting è capace di lavorare su un tessuto sottocutaneo senza essere troppo invasivo e permette di correggere delle piccole asimmetrie del volto.

La manipolazione porta ossigeno, riattiva la circolazione e drena i liquidi in eccesso con effetti visibili sin dalla prima seduta. Con una manipolazione esperta e con l’uso di prodotti naturali, il viso appare rigenerato e liftato, ma spiegarlo non è facile. La cosa più semplice è provarlo.

Le tecniche in cui sei specializzata vanno ad agire a 360 gradi sulla persona, non solo a livello fisico. Ci puoi svelare se stai studiando o lavorando su nuove tipologie di massaggio?

Non sono nuove tipologie di massaggio, ma nuovi approcci all’ascolto e all’aiuto che viene spesso richiesto durante le sedute. Sto studiando Alchimia presso la scuole di Joel Aleixo in Brasile. Per noi l’Alchimia è la cura di tutti i mali. La medicina nasce dall’Alchimia e Paracelso ne è il padre. Ma per parlarne nello specifico ci vorrebbe un’altra intervista.

Nei miei trattamenti c’è sempre anche una parte spirituale che mi accompagna da sempre ed è questo che ha reso inevitabile fare questo lavoro. Per me prendermi cura di un paziente significa anche sapere come sta quell’anima. Ascoltare e osservare il paziente è la chiave per riportare quell’anima in equilibrio con se stessa.

Domanda di rito che conclude le nostre interviste, qual è il mantra nella vita di Gil Duarte?

Siamo liberi. Soltanto una persona libera è in grado di realizzare quello per è predestinata.

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